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I laghi della Sila: il lago mancato

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La storia dei laghi della Sila e della costruzione delle dighe. Una storia avvincente e per certi aspetti anche drammatica, fatta di uomini che con enormi sacrifici hanno reso possibile la costruzione di dighe, sbarramenti, canali e gallerie sotterranee per sfruttare il bene più prezioso che abbiamo in natura: l’acqua.

Le pagine sono tratte da 5 articoli apparsi sul “Nuovo corriere della Sila” nel corso del 2009 e che il Direttore Saverio Basile, che ringraziamo, ci ha concesso la pubblicazione.

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Il lago mancato

di Michele Belcastro

valvola
Trasporto della Valvola a Farfalla

Non tutti sanno del vero motivo che ha privato i sangiovannesi di avere un lago sotto casa. Proprio come a Como che il lago ce l’hanno nel centro della città.
Un lago di 17 mc. di acqua alimentato dai due fiumi Neto e Arvo. Si sarebbe formato riempendo tutta la valle sottostante il nostro paese, partendo fin sopra il ponte stradale per Trepidò, per poi incunearsi sull’altro versante ancora più sopra del ponte della Cona.
I primi studi relativi allo sfruttamento dei bacini silani, per la produzione di energia elettrica, risalgono al 1906 e sono dovuti all’ingegnere Angelo Omodeo; il progetto venne meglio svolto ed elaborato in una redazione definitiva nel 1922. La concessione venne accordata nel 1916 alla Società per le forze idrauliche della Sila. Inizialmente prevedeva quattro serbatoi, tre ricadenti nel nostro comune: Garga, Serralonga e Junture e uno, quello di Ariamacina, nel comune di Spezzano Piccolo. Le due centrali, invece, dovevano sorgere la prima a Juri Vetere e la seconda a San Giovanni in Fiore.
Il progetto per la realizzazione del lago di Junture, prevedeva una diga di sbarramento in muratura, con un’altezza di 60 metri, leggermente più a valle dell’attuale opera di presa, di circa 400 metri. Alla fine del conflitto mondiale, intorno al 1922-23 i lavori ebbero inizio. Si cominciò con il creare una galleria d’intercettazione delle acque dei due fiumi, in modo da lasciare asciutto il greto del fiume e quindi poter lavorare alla costruzione della traversa di sbarramento.
Quest’opera lasciata incompiuta è tuttora visibile, basta solo portarsi sul posto da dove si vede subito l’ingresso della galleria dal diametro di circa 4 metri inoltrarsi nella roccia della montagna a sinistra del fiume e subito dopo a non più di 200 metri l’uscita a valle. Sul lato opposto a quest’opera, si costruì un ampio locale (la cosiddetta camera di manovra), per l’ubicazione delle apparecchiature che dovevano servire all’innesto della galleria e alle opere di presa del lago, tra cui la famosa valvola a farfalla.
Purtroppo tutti questi lavori non servirono a nulla. In corso di costruzione, si dovette convenire che i due fiumi Arvo e Neto, si addormentano per mesi e mesi, ma quando si svegliano, diventano parecchio turbolenti: le loro acque sommandosi, possono arrivare a portate spaventose intorno ai 150mc/sec, trascinando a valle tanto materiale da ostruire ben presto le opere di presa. Pertanto si decise di sospendere momentaneamente quest’opera colossale e di procedere in via provvisoria con un’opera di presadirettamente sui fiumi, tramite una traversa di sbarramento da costruire 400 metri a monte dell’opera sospesa, giusto alla confluenza dei fiumi Neto e Arvo. La valvola a farfalla, immortalata dal fotografo<strong> Saverio Marra</strong>, mentre viene trasportata da centinaia di operai lungo le pendici del nostro paese, venne installata  lo stesso, in previsione di una ripresa del vecchio progetto, ma non era necessaria. La presa provvisoria, infatti, è ancora lì a distanza di 80 anni e assolve molto bene il suo compito, incanalando le acque dei due fiumi con una galleria a “pelo libero” nel bacino di Orichella lunga 5 Km. Delle altre opere prevista, nessuna centrale elettrica venne costruita e dei quattro laghi uno solo venne alla luce. quello di Ariamacina. Le sue acque non si riversano più dalle nostre parti, come prevedeva l’antico progetto, bensì in quelle di Cecita.
In contemporanea con i lavori delle Junture, vi erano quelli della centrale di Orichella e del lago Ampollino, serviva tanto materiale e non c’erano vie di comunicazione. Perciò venne installata una teleferica fra Orichella e Junture di 6,3 Km con una stazione intermedia in località “Sciolle” direzione Ampollino di 3,5 Km. Per Junture tutto il materiale occorrente veniva da Orichella; la sabbia invece per la costruzione della diga Ampollino veniva “spedita” dalle Junture, perché a Trepidò scarseggiava e non era di qualità buona.
La turbolenza, specie d’inverno, dei due fiumi ci ha fatto perdere un lago. Chissà come lo avrebbero chiamato: lago Junture, lago Neto o lago Florense? Intanto il gemellaggio con la città di Como svaniva sul nascere.

Articolo apparso su “il nuovo corriere della Sila“, 5 Dicembre 2009

 

Ampollino, lago pilota
Arvo, la diga dei primati
Cecita, il grande lago
Passante, il lago più giovane e più piccolo
Il lago mancato

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