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Musei

    Il Museo Demologico dell’economia, del lavoro e della storia sociale silana è stato inaugurato nel 1984 e negli anni ha conquistato spazi di visibilità sempre più elevata tanto da essere considerato uno dei musei settoriali più significativi ed interessanti del Centro e Sud Italia.

    Il Museo si pone come luogo di documentazione di un territorio abbastanza vasto, qual è l’Altopiano silano di cui San Giovanni in Fiore è il luogo centrale di interesse per l’analisi della storia, dell’economia, delle tradizioni e dei caratteri folkloristici delle popolazioni silane.

     

    Il museo è attualmente articolato in sette sezioni:

    Attrezzi di lavoro;

    Economie, tecniche e produzioni tradizionali;

    Atti e documenti della storia sociale;

    Cultura paesaggistica ed architettonica;

    Cultura cerimoniale, magica e religiosa;

    Cultura orale e musicale;

    Cultura figurativa e iconografica.

     

    Tre gli Archivi: quello relativo al fondo Saverio Marra, quello dei documenti e quello degli audiovisivi.

     

    Nei locali del Museo Demologico è presente anche una biblioteca specialistica organizzata lungo tre assi tematici fondamentali:

    • studi e ricerche demologiche, antropologiche, sociologiche, geografiche e storiche su aree, culture, comunità del mezzogiorno;
    • cronache, compendi, regesti e resoconti relativi alla Calabria e alla Sila;
    • opere su aspetti e problemi della teoria e della prassi nella ricerca demo-antropologica.

     

    Oltre alla vasta esposizione di oggetti meticolosamente recuperati negli anni, è stata anche realizzata l’esposizione permanente delle produzioni di cinque botteghe artigianali di antica tradizione locale: Tessitura, oreficeria, pietra ornamentale, ebanisteria, calzolaio.

     

    Una citazione merita il fondo “Saverio Marra” il fotografo sangiovannese di estrazione contadina e piccolo borghese, nato nel 1894 e deceduto nel 1978 che ha lasciato un grande e prezioso patrimonio fotografico fatto di circa 3000 immagini che documentano la varia umanità locale, di altri luoghi dell’altopiano e di realtà  nell’area Ionica del Marchesato Crotonese fino ad Isola Capo Rizzuto.

    Le fotografie di Saverio Marra sono state pubblicate nel volume “Gente di San Giovanni in Fiore”, edizioni Alinari, nonchè su supporto digitale.

    Il MACA (Museo Arte Contemporanea Acri), inaugurato nel giugno del 2006, ospita, in 11 delle sue 30 sale, la collezione delle opere dell’artista e maestro del vetro Silvio Vigliaturo. Si tratta di 237 lavori donati dall’artista alla città di Acri. Le opere sono l’esito di una selezione della produzione di Vigliaturo dal 1961 al 2004 e segnano le tappe fondamentali della sua ricerca artistica, dagli esordi pittorici sino alla raffinata elaborazione delle sua scenografiche e variopinte sculture in vetro.

    Le restanti diciannove sale del palazzo ospitano periodicamente mostre, incontri, workshop e iniziative didattiche dedicate all’arte contemporanea.

    Il Museo Narrante dell’Emigrazione, progetto della Fondazione Napoli Novantanove, a cura di Gian Antonio Stella, inaugurato nel 2005, è ospitato nell’antica e bellissima vaccheria – restaurata dall’Arch. Sila Barracco – nel Parco Old Calabria, nel cuore dell’area silana, intende contribuire a colmare un ingiustificabile vuoto di memoria storica e civile in una regione che ha vissuto, più delle altre, la drammatica esperienza del movimento migratorio.

    Si vuole ricordare, in questo luogo, le angosce, le speranze, le insanabili nostalgie, i drammi pubblici e privati di milioni di persone costrette all’espatrio, ma anche la partenza di nuove, straordinarie avventure di persone che hanno rappresentato nel mondo l’intraprendenza italiana, la capacità di rimettere in discussione la propria vita intera, e di costruire “ponti” dal paese a nuove, importanti realtà sociali ed economiche. L’idea è stata quella di costruire una struttura che non si qualifichi esclusivamente come memoria del passato, ma che sia anche proiezione nel presente e nel futuro. L’emigrazione italiana di massa, fenomeno storicamente concluso e sostanzialmente rimosso dalla coscienza collettiva, è stata oggi sostituita dall’immigrazione di massa verso l’Italia.

    La conservazione del patrimonio ambientale in armonia con lo sviluppo e la riqualificazione del territorio è un principio guida per tutti gli amministratori sensibili che si trovano a gestire aree ricche di natura e storia. Occorre però conoscere a fondo il territorio in tutti i suoi aspetti per poter diffondere al meglio questa conoscenza: solo così è possibile proteggere l’ambiente e le tradizioni ad esso legate sviluppando contemporaneamente creatività, civiltà  e progresso.
    Uno strumento importante di conoscenza e divulgazione è rappresentato dagli ecomusei, come il nostro Museo della Civiltà agrosilvopastorale, delle Arti e delle Tradizioni del Parco Nazionale della Sila. Cosa sia un ecomuseo lo spiega la “Carta internazionale degli ecomusei”:

    “L’ecomuseo è un’istituzione culturale che assicura in forma permanente, su un determinato territorio e con la partecipazione della popolazione, le funzioni di ricerca, conservazione, valorizzazione di un insieme di beni naturali e culturali, rappresentativi di un ambiente e dei modi di vita che lì si sono succeduti”.

    Il Museo della Civiltà agrosilvopastorale, delle Arti e delle Tradizioni del Parco Nazionale della Sila, da poco inaugurato, si colloca nell’ambito di un grande progetto di riqualificazione del territorio della Sila, in particolare della Sila Piccola, e della sua promozione come meta di flussi turistici sia culturali che naturalistici e sportivi, con particolare riferimento al segmento  dei visitatori interessati alle aree protette, per valorizzare il legame tra patrimonio storico-culturale, ecologico-ambientale ed enogastronomico.

    Il Museo è stato realizzato grazie all’impegno del Comune di Albi e dell’Assessorato all’Ambiente, Dipartimento Politiche dell’Ambiente, e al fondamentale contributo dell’Ente Parco Nazionale della Sila. Dalla sua costituzione, nel 2002, L’Ente promuove e finanzia il progetto di riqualificazione del territorio, come testimoniano i due centri visita di eccellenza già presenti nell’area del Parco – il primo sul lago Cecita, in località Cupone (Spezzano Sila, Cs), il secondo in località Monaco (Taverna, Cz) – in cui il Museo della Civiltà agrosilvopastorale, delle Arti e delle Tradizioni (così come il Museo dell’Olio di oliva e della Civiltà contadina di Zagarise) si inserisce.

    La progettazione dell’allestimento del Museo è stata curata daSyremont, una società del Gruppo Thesauron che opera in contesti pubblici e privati (musei, teatri, castelli, ville storiche, collezioni private, parchi e giardini) ove è richiesta una riqualificazione immobiliare, paesaggistica o urbana finalizzata alla fruizione pubblica. La gestione dei servizi di accoglienza al pubblico è affidata a Novamusa, sempre del Gruppo Thesauron.

    Il nuovo Museo dell’Artigianato silano e della Difesa del suolo, che ha sede a Longobucco nella bella cornice dell’ex Convento dei Frati Francescani minori, costituisce un altro concreto passo nel cammino della diffusione della conoscenza del territorio della Sila e della sua popolazione.

    Realizzato grazie alla collaborazione tra il Comune di Longobucco, l’Assessorato all’Ambiente-Dipartimento Politiche dell’Ambiente e l’Ente Parco Nazionale della Sila,  il Museo dell’Artigianato silano e della Difesa del suolo si inserisce  nell’ambito del progetto di riqualificazione del territorio del Parco e della sua promozione come meta turismo culturale, naturalistico e sportivo (con particolare riferimento al segmento  dei visitatori interessati alle aree protette, per valorizzare il legame tra patrimonio storico-culturale, ecologico-ambientale ed enogastronomico) promosso e finanziato dell’Ente Parco fin dal 2002, anno dalla sua costituzione. Per questo motivo è stato concepito – in linea con il Museo dell’Olio di oliva e della Civiltà contadina di Zagarise (Cz), inaugurato il 16 novembre 2009, e il Museo della Civiltà agrosilvopastorale, delle Arti e delle Tradizioni di Albi (Cz) – come un “ecomuseo”, ovvero  come un’istituzione culturale le cui componenti essenziali sono il territorio, la popolazione e  il patrimonio, inteso come tutto quello a cui la comunità ha attribuito nel tempo sufficiente valore da essere manifestato.

    La progettazione dell’allestimento del Museo è stata curata da Syremont, una società del Gruppo Thesauron che opera in contesti pubblici e privati (musei, teatri, castelli, ville storiche, collezioni private, parchi e giardini) ove è richiesta una riqualificazione immobiliare, paesaggistica o urbana finalizzata alla fruizione pubblica. A Novamusa, sempre del Gruppo Thesauron, è invece affidata la gestione dei servizi di accoglienza al pubblico.

    La sede del museo è in via Roma, angolo Piazza Monumento, 87066 Longobucco CS). E-mail: longobucco.sila@novamusa.it; Telefono: 0984 902838
    orari apertura Museo: h. 9,30-18,00 (tutti i giorni tranne il lunedì); dal 16 marzo al 15 novembre – nei restanti mesi apertura su richiesta

    La creazione del Museo dell’Olio di oliva e della Civiltà contadina di Zagarise (Cz) costituisce un passo in avanti nel cammino per la diffusione e la conoscenza della cultura legata al territorio della Sila, in particolare della Sila Piccola. Un risultato che si deve all’impegno del Comune di Zagarise e dell’Assessorato all’Ambiente – Dipartimento Politiche dell’Ambiente, ma che non si sarebbe potuto realizzare senza il fondamentale contributo dell’Ente Parco Nazionale della Sila. Dalla sua costituzione, nel 2002, L’Ente promuove e finanzia il progetto di riqualificazione del territorio, come testimoniano i due centri visita di eccellenza già presenti nell’area del Parco – il primo sul lago Cecita, in località Cupone (Spezzano Sila, Cs), il secondo in località Monaco (Taverna, Cz) – in cui il Museo dell’Olio di oliva e della Civiltà contadina di Zagarise si inserisce.

    Il Museo dell’Olio di oliva e della Civiltà contadina non è un museo “tradizionale”: si tratta infatti di un ecomuseo. Le tre componenti essenziali di ogni ecomuseo, che ne costituiscono contemporaneamente sostanza, contenuto e metodo di lavoro sono territorio, popolazione (vero soggetto-oggetto dell’ecomuseo) e patrimonio, inteso non come una parte (sia essa l’etnografia o l’arte o l’archeologia), ma come tutto quello a cui la comunità ha attribuito nel tempo sufficiente valore da essere manifestato.

    La realizzazione di un ecomuseo, perciò, va considerata il traguardo di un cammino di ricerca che ha come tema la cultura locale e come obiettivo la sua conservazione e la sua divulgazione. Il Museo dell’olio di oliva e della civiltà contadina è dunque un sito turistico-culturale in grado di offrire informazioni qualificate e suscitare partecipazione emotiva coinvolgendo cittadini, enti, associazioni.

    L’allestimento del Museo dell’Olio di oliva e della Civiltà contadina è stato progettato e curato da Syremont – una società del Gruppo Thesauron che opera in contesti pubblici e privati (musei, teatri, castelli, ville storiche, collezioni private, parchi e giardini) ove è richiesta una riqualificazione immobiliare, paesaggistica o urbana, finalizzata alla fruizione pubblica – mentre della gestione dei servizi di accoglienza al pubblico si occupa Novamusa, sempre del Gruppo Thesauron.