Archivio per la Categoria “Storie e personaggi”

Trasporto della Valvola a Farfalla

Trasporto della Valvola a Farfalla

Il serbatoio capace di contenere 17 milioni di mc. di acqua doveva sorgere alle Junture.
Non tutti sanno del vero motivo che ha privato i sangiovannesi di avere un lago sotto casa. Proprio come a Como che il lago ce l’hanno al centro della città.

In questo articolo di Michele Belcastro apparso sul “nuovo corriere della Sila”, la storia di questo lago mancato.

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Padre Francesco Russo

Padre Francesco Russo

(1908-1991)
Missionario del Sacro Cuore originario di Castrovillari, conosceva gli archivi e le biblioteche delle tre città più importanti per scrivere una storia documentata della Calabria: Palermo, Napoli e Roma. E così ha firmato oltre quaranta pubblicazioni che spaziano dalla storia degli ordini religiosi, alle monografie sui diversi paesi, nonché la compilazione di una prima bibliografia gioachimita.
Le sue entrature in Vaticano gli hanno permesso di copiare e trascrivere migliaia di bolle, decreti e disposizioni papali che riguardavano le nostre diocesi, pubblicando in dodici volumi il “Regesto Vaticano”, ritenuta un’opera fondamentale per la storia della Calabria.
Nel 1979 fu tra gli artefici del primo congresso gioachimita nella nostra città, dove egli tenne la relazione introduttiva.
Ha donato al Centro studi gioachimiti parte della sua ricca biblioteca, esattamente quei testi che avevano attinenza con Gioacchino da Fiore.
Tratto da “Il nuovo Corriere della Sila“, Novembre 2009

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Gustavo Valente

Gustavo Valente

(1910-2007)
Storico originario di Celico che nella primavera del 1961 organizzò proprio a San Giovanni in Fiore la più importante manifestazione patriottica sui fratelli Bandiera.
Autore di decine di opere ci ha lasciato un “Dizionario dei luoghi della Calabria” ancora oggi molto consultato da quanti si accingono a scrivere su cose calabresi.
La sua casa di Celico è divenuta un museo presso cui è possibile ammirare una ricca collezione di stampe calabresi, ma anche rintracciare e consultare testi e documenti di importanza storica.
Tratto da “il nuovo Corriere della Sila“, Novembre 2009

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Gerhard Rohlfs(1892-1986)
Tedesco di Tubinga, è stato il filologo e il glottologo che ha più studiato il dialetto calabrese comparandolo con le parlate dei greci, degli albanesi e degli occitani che si sono stabiliti nei nostri paesi lungo le coste joniche e tirreniche, dando luogo ad etnie radicate nella nostra terra.
Egli ci ha lasciato il più interessante “Dizionario dialettale della Calabria”, ma ci ha lasciato anche un “Dizionario toponomastico ed onomastico della Calabria” e ancora un “Dizionario dei cognomi e soprannomi in Calabria”.
Cinque università (Atene, Palermo, Torino, Lecce e Cosenza) gli hanno conferito una laurea ad honorem, ma la laurea dell’Università della Calabria è quella che maggiormente lo ha di più gratificato per il suo intenso lavoro di ricercatore.
Tratto da “il nuovo corriere della Sila“, Novembre 2009

Gerhard Rohlfs (Berlino, 14 luglio 1892 – 12 settembre 1986) è stato un filologo, linguista e glottologo tedesco. Fu docente di filologia romanza all’Università di Tubinga e all’Università di Monaco di Baviera[1]. Umanista di vasta cultura e ampi interessi, fu soprannominato l’archeologo delle parole.

“Gerhard Rohlfs (filologo).” Wikipedia, L’enciclopedia libera. 7 ott 2009, 14:54 UTC. 7 nov 2009, 09:40 <http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Gerhard_Rohlfs_(filologo)&oldid=27235246>

Libri e pubblicazioni:
Gerhard Rohlfs: la Calabria contadina: scavo linguistico e fotografie del primo Novecento di Rohlfs Gerhard
Dizionario dei cognomi e soprannomi in Calabria. Repertorio storico e filologico di Rohlfs Gerhard

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foto_s_antonio_bitontiEra il 13 settembre 1943, quando in Corsica, sulla Rotabile n° 193, tra Bastia e il bivio di Furiani, il bersagliere Salvatore Antonio Bitonti, partito giovanissimo dal suo paese sperduto tra i monti della Sila, cadeva sotto il fuoco tedesco, perdendo la vita a soli 26 anni.
Credeva fortemente negli ideali patrii, che la famiglia e la scuola gli avevano inculcato prima ancora di arruolarsi e finire al fronte per difendere la causa italiana. Ma quel brutto incontro pose fine ai suoi sogni giovanili. Infatti,“Durante un’azione esplorativa nella quale il suo plotone stava per essere accerchiato da soverchianti forze tedesche, insieme ad un compagno, arrestava il nemico con il fuoco di fucile mitragliatore, permettendo al proprio reparto di portare a termine la sua missione. Individuato e fatto segno a violenta reazione rimaneva saldo al suo posto continuando a sparare, fino a quando colpito a morte cadeva eroicamente sul campo”.
Recita così il decreto del Luogotenente Umberto di Savoia firmato il 9 novembre 1944, data in cui gli viene conferita alla memoria la medaglia di bronzo.
Era il 13 settembre 1943, quando in Corsica, sulla Rotabile n° 193, tra Bastia e il bivio di Furiani, il bersagliere Salvatore Antonio Bitonti, partito giovanissimo dal suo paese sperduto tra i monti della Sila, cadeva sotto il fuoco tedesco, perdendo la vita a soli 26 anni.
Credeva fortemente negli ideali patrii, che la famiglia e la scuola gli avevano inculcato prima ancora di arruolarsi e
finire al fronte per difendere la causa italiana. Ma quel brutto incontro pose fine ai suoi sogni giovanili. Infatti,“Durante un’azione esplorativa nella quale il suo plotone stava per essere accerchiato da soverchianti forze tedesche, insieme ad un compagno, arrestava il nemico con il fuoco di fucile mitragliatore, permettendo al proprio reparto di portare a termine la sua missione. Individuato e fatto segno a violenta reazione rimaneva saldo al suo posto continuando a sparare, fino a quando colpito a morte cadeva eroicamente sul campo”.
Recita così il decreto del Luogotenente Umberto di Savoia firmato il 9 novembre 1944, data in cui gli viene conferita alla memoria la medaglia di bronzo.
Da quel giorno sono trascorsi oltre 60 anni e i familiari chiedono, giustamente, un più dignitoso riconoscimento alla memoria del loro giovane congiunto, considerato che ha pagato con la propria vita il generoso gesto di difendere i suoi commilitoni.
Il gesto non è sfuggito al Consiglio comunale di San Giovanni in Fiore che all’unanimità, nella seduta del 13 dicembre 2004, ha ritenuto di dover chiedere al Presidente della Repubblica l’assegnazione della medaglia d’oro, alla memoria, del proprio concittadino.
Ora pare che qualcosa si stia muovendo sul Colle del Quirinale, dove il presidente Giorgio Napolitano si è fatto portare il voluminoso accartamento, che descrive quella triste pagina di guerra.
Sarebbe la prima volta di una medaglia d’oro per un soldato di San Giovanni in Fiore.

Tratto da “il nuovo corriere della Sila“, 5 Dicembre 2008

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